PERCHE' UN MODELLO DI STRUTTURA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE |
In ogni comune esistono rischi. Il dovere dell'Amministrazione pubblica è come è noto- quello di salvaguardare i propri cittadini ed i loro beni. Tale adempimento è demandato principalmente alle attività di prevenzione, quelle attività, cioè, che consentono -una volta attuate- di evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni alle persone e alle cose.
Le attività di prevenzione, consistenti principalmente in una serie di complesse opere pubbliche precedute da un piano di studio accurato e scientificamente testato, nonché in una serie di vincoli e prescrizioni da assegnare ai privati nella gestione del territorio, le tecniche da mettere in campo e le opere da compiere per risanare un territorio fortemente compromesso da una incontrollata antropizzazione sono molte e richiedono limpiego di enormi risorse finanziarie e pertanto un lungo periodo di attesa perché diano i risultati necessari.
Se risanare o mitigare tutti i rischi sul territorio è dunque da ritenersi impossibile nel breve periodo, non è comunque poco quello che una Amministrazione pubblica può fare per difendere i propri cittadini dagli eventi calamitosi. Il potenziamento delle attività di studio e previsione dei rischi è forse la via da battere per dare una sterzata al problema delleccessiva esposizione al rischio degli italiani in questi ultimi decenni.
Qual è il percorso migliore, il più semplice e possibilmente il meno dispendioso per garantire lo sviluppo di queste attività nei comuni italiani?
Intanto precisiamo subito che per fare previsione necessita che nel Comune o tra Comuni consorziati possa sorgere una struttura di protezione civile almeno minimamente funzionale agli obiettivi che ci si prefigge. Questo aspetto suggerisce una riflessione sulle disposizioni legislative in materia.
Il D.L. 112/98 obbliga i Comuni a dotarsi di una struttura di protezione civile; viene pertanto ad essere maggiormente responsabilizzato il ruolo del Sindaco, in qualità di organo locale di Protezione Civile. E da ritenersi comunque che, al di là delle responsabilità penali ed amministrative poste in capo al Sindaco, preponderante dovrebbe essere da parte del capo di unAmministrazione una riflessione coscienziosa sullaspetto etico suggerito dalla problematica affrontata.
La storia recente è costellata di esempi di rimozione del problema dalle coscienze degli Amministratori attraverso la vecchia tecnica dello "scaricabarile amministrativo": una svogliata e superficiale lettura della normativa, la presenza di precedenti storici che indicano nello Stato il "Deus ex machina" in caso di catastrofi, il pensiero che tanto allultimo momento "arriveranno i nostri", ove per nostri si intende come sempre il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, la Croce Rossa e l'Esercito, con il Prefetto a far da "organo competente".
La stessa cittadinanza, lutente contribuente, possiedono forse una vaga idea di quello che è o potrebbe essere il debito di sicurezza del proprio territorio e del proprio Comune, ma sembrano non aver maturato la coscienza sufficiente ad esigere in modo deciso nuove prestazioni e nuovi servizi dai propri Amministratori. Possiamo attribuire questa mancanza di determinazione al fatto che i cittadini pensano che le calamità siano un evento da cui comunque difficilmente ci si possa difendere. Quasi ad esorcizzare il problema, si rimuove completamente dai pensieri, ritenendo a torto che i disastri debbano succedere ad altri e non a noi. Ciò è dovuto, oltre che ad una scarsa conoscenza del proprio territorio, generalmente a carenze culturali e di coscienza civica generalizzate fra i cittadini italiani a causa della mancata diffusione dellinformazione e della formazione necessarie. Nelle località ove i disastri si abbattono invece con una certa frequenza, tale coscienza è invece stata acquisita in maniera relativamente semplice, senza sofferenze istituzionali o operative di sorta.
Tendiamo ancora oggi ad associare il termine "Protezione Civile" al concetto di "soccorso alle popolazioni colpite da catastrofi". Questa falsa interpretazione aumenta vieppiù la convinzione errata nei cittadini e quel che è peggio- negli amministratori locali, che la protezione civile sia una competenza prettamente statale, tutt'al più con coinvolgimento della Regione: primo passo per una nuova cultura di protezione civile dovrà esser dunque quello della formazione e dellinformazione del cittadino.
Se si riesce a far passare il concetto secondo il quale la Protezione Civile è un sistema complesso allinterno del quale molti soggetti -tra cui i comuni quali protagonisti- ruotano dividendosi in modo solidale le responsabilità e le fatiche operative, avremo già compiuto un bel pezzo di percorso. Passo decisivo sarà poi quello di far comprendere che la stessa cittadinanza gioca nel sistema un ruolo fondamentale.
La legge 225/92 istitutiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile ha messo in campo tutto quello che può essere di aiuto per proteggere i propri cittadini, i quali devono pero' assumere la consapevolezza che allinterno di questo sistema virtuoso ognuno può recitare un ruolo e deve quindi saper fare la propria parte. Inoltre saranno soprattutto i cittadini a dover acquisire un bagaglio di conoscenze e persino una "mentalità" di auto protezione e di protezione civile, anche al là degli eventi classificati dallart. 2 della 225 come eventi degni di attenzione istituzionale a), b) e c).
La creazione allinterno della comunità di una mentalità e di una cultura di protezione civile non serve soltanto in modo diretto per motivi di auto-protezione, ma anche affinché i nuovi amministratori, che usciranno da quel contesto sociale, salgano agli impegni pubblici dotati di una maggiore sensibilità.
Cosa significa possedere una mentalità di autoprotezione?
Auto-protezione significa a livello personale porsi alcune domande (ad esempio: "quali pericoli mi circondano", dandosi immediatamente delle risposte del tipo: "come affrontarli se si verificano"). Ogni cittadino dovrebbe essere abituato a individuare i rischi che lo circondano e quindi non solo i grandi rischi idrogeologici, sismici, etc. ma anche i piccoli rischi (ad esempio in casa, per strada o sul lavoro svolgendo in embrione una vera e propria attività di previsione) e, quindi, sulla base delle conoscenze acquisite, svolgere quelle attività che gli consentano di difendersi mediante strategie (prevenzione) o comportamenti (piani di emergenza). Il tutto nella più ampia consapevolezza del fatto che in caso di eventi calamitosi ciascuno deve provvedere principalmente con i propri mezzi e le proprie forze, pur sapendo che gli interventi esterni di soccorso non mancheranno, essendo la Protezione Civile anche espressione di nuove e diverse solidarietà.
Un notevole passo avanti in direzione della nascita e dello sviluppo di questa nuova coscienza, si è fatto grazie alla diffusione del programma scolastico denominato "Scuola sicura", allinterno del quale lindividuazione dei pericoli nei vari luoghi di vita e linsegnamento di come evitarli e/o mitigarli è fin qui risultato di estrema importanza per la formazione della coscienza civica, mentre la redazione di un Piano di evacuazione scolastica si può considerare già il prototipo esemplificato di un vero piano di emergenza. Il recepimento, infine, di corrette norme comportamentali in caso eventi che determinano panico e paura risultano di estrema importanza per la sicurezza di giovani e adulti. Tramite gli studenti, infatti, la diffusione di questa cultura e l'acquisizione di nozioni indispensabili per la sicurezza personale e collettiva riesce ad arrivare meglio alle famiglie, contribuendo così a creare una sensibilità nuova e diversa.
Credo che lo sviluppo di questo aspetto di modernità sia decisivo, ed è su questo presupposto che deve poggiare la consapevolezza dell'importanza della creazione di una struttura comunale di Protezione Civile.
Venendo poi alla struttura comunale, possiamo osservare come dalle esperienze (scarse) esistenti in Italia, si possa evincere che una struttura, intesa soprattutto come unità operativa del Comune, deve avere la caratteristica dellunicità. In pratica un Sindaco dovrebbe tentare di riuscire nellobiettivo di creare una struttura operativa il cui motore sia costituito da personale comunale appositamente individuato e preparato. Lessere un ufficio comunale di Protezione Civile retto da personale dipendente che non abbia altri incarichi nell'Ente (come invece purtroppo nella maggioranza dei casi avviene), è un oggettivo enorme vantaggio per loperatività e lefficienza, ed è condizione indispensabile affinché le attività di protezione civile possano avere la possibilità di svilupparsi, attecchire nel territorio e mettere in grado il Comune di funzionare davvero in autonomia nel settore specifico.
E impensabile infatti che le tante attività ed iniziative inerenti la prevenzione, la previsione e la gestione delle emergenze, nonché gli infiniti problemi ed aspetti della pianificazione comunale demergenza e di rapporti relazionali ad essi connessi, possano trovare garanzia di trattazione e soddisfacimento, non esistendo le condizioni perché il personale possa occuparsi in modo esclusivo della Protezione Civile. Luso invalso da sempre nei Comuni italiani di considerare la Protezione Civile una specie di sottoprodotto dellUfficio tecnico, una sorta di competenza residuale rispetto a quelle delle prefetture e del volontariato o dei pompieri, è da sempre lerrore storico italiano dal punto di vista istituzionale ed amministrativo. Si è portati a pensare che, certo, è giocoforza dover masticare qualcosa di emergenza, in quanto in caso di frane si chiamano le ditte e via dicendo, ma si ritiene soprattutto che tutto ciò che concerne le calamità o i disastri veda il Prefetto in prima linea ed il Sindaco "in cima" alla fila dei cittadini ad attendere gli aiuti. In una parola, le esperienze degli anni settanta ed ottanta hanno in qualche modo guastato il rapporto tra la Protezione civile ed i sindaci, contribuendo a scavare un fossato in termini di importanza ed interesse tra un bellinvestimento nello sport o nelle scuole ed una pianificazione magari costosa ma risolutiva sulla protezione civile. I periodici quaresimali dei prefetti sui famigerati "Piani Mercurio" hanno inchiodato definitivamente la bara sulla protezione civile comunale, rendendo addirittura ostile la materia agli uffici tecnici e ai sindaci in quanto da considerarsi veicolo di sudditanza e manovalanza dei comuni nei confronti delle prefetture.
Inoltre è indubbio che a favore della implementazione di una Unità Operativa Comunale "dedicata", depone senzaltro la consapevolezza (che chi ha sperimentato le emergenze può senzaltro confermare), che una struttura operativa di Protezione Civile, per poter partire di scatto alloccorrenza, deve essere tenuta continuamente rodata e con il motore acceso: ciò vale soprattutto in tempo di pace, un tempo in cui è necessario in continuazione acquisire dati, gestire rapporti e atti amministrativi, coordinare attività di programmazione e prevenzione, drenare nuovo personale volontario, studiare nuove strategie, aggiornare i piani, tenere contatti con le altre realtà.
Per questo unUnità Operativa deve avere un suo ufficio, una sua sede, adattabile anche per lemergenza eventuale, ubicato in zona ed edificio sicuro, potendo contare su spazi idonei alla costituzione di un eventuale COC o -meglio ancora- di un COM, per i quali dovranno essere previste le linee telefoniche e lattrezzatura necessarie.
I compiti di un ufficio comunale di Protezione Civile sono molti: lUfficio deve essere in grado di rispondere con prontezza e in maniera concreta a qualsiasi tipo di urgenza della cittadinanza, e non soltanto in occasione delle emergenze conclamate e riconducibili alle tipologie di legge.
Per questo si deve operare su tre fronti contemporaneamente:
Ciò presuppone lesistenza di una struttura operativa capace di sopportare carichi di lavoro costantemente elevati, con standard di continuità dimpegno e rendimento inaccessibili ad un ufficio polivalente come lUfficio tecnico, storicamente U.O. di riferimento per le attività comunali di protezione civile.
Dato per scontato che un comune possa dotarsi dunque di un ufficio "dedicato", tale servizio di protezione civile deve disporre, oltre che dellattrezzatura ordinaria di tipo amministrativo come personal computer con stampante, fax, fotocopiatrice, ecc., anche di strumentazione tecnologicamente avanzata per il monitoraggio, a mo di sala operativa. Ciò non sempre è possibile, soprattutto agli inizi. Ma posto che non è pensabile ritenere che tutti i comuni possano permettersi sofisticate e costosissime apparecchiature, nel caso di un comune a rischio idrogeologico, ad esempio, la disponibilità di una connessione ad Internet consente di consultare sul web ogni tipo di sito dedicato alla meteorologia o al monitoraggio su cui verificare le situazioni in atto o previste. E questo tipo di strumentazione, tra laltro dal costo risibile, è da considerarsi perlomeno indispensabile.
Una struttura operativa di Protezione Civile, inoltre, non può non tenere conto delle esigenze della comunicazione, elemento imprescindibile di ogni organizzazione di gestione di emergenze. Per poter avviare e gestire una qualsiasi catena di comando e controllo sarà quindi determinante la disponibilità di un efficiente apparato di radio ricetrasmittenti, dotato di ponte radio ben protetto che copra tutto il territorio comunale, ed in grado di sopperire per almeno sei ore ad eventuali interruzioni di energia elettrica.
Un servizio comunale di protezione civile non è però solamente un ufficio amministrativo dotato di personale ed attrezzature: per servizio di protezione civile si vuole intendere, invece, una sorta di macchina operativa, strutturata e gerarchizzata verticalmente al suo interno, ma soprattutto ricchissima di collegamenti e riferimenti orizzontali allesterno.
Partendo infatti dal Sindaco che la dirige, e passando attraverso lUnità Operativa, è attraverso un applicazione corretta dellormai celebre "Metodo Augustus" che può pervenire al coinvolgimento a tutto tondo del mondo variegato del volontariato ed infine addirittura a quello della popolazione.
Così, sulla base delle indicazioni del "metodo Augustus", in un Comune può esser sufficiente individuare le tradizionali nove funzioni, nominando i relativi responsabili con apposito decreto dal Sindaco, scegliendo tra personale interno od estraneo allAmministrazione, ma in ogni caso tra soggetti che abbiano una specifica esperienza di settore, una certa versatilità e disponibilità ad operare anche in emergenza e che offrano sufficienti garanzie di costanza di impegno e disponibilità di tempo a tale proposito.
Il responsabile a sua volta può nominare un vice - responsabile e gli altri membri della funzione, sempre da individuarsi tra soggetti che per formazione professionale e/o per interesse personale specifico possano portare un contributo positivo al lavoro della funzione.
Il volontariato che partecipa allattività comunale di protezione civile è una grande risorsa sia in emergenza che in tempo di pace e in quanto tale deve essere considerato parte integrante del servizio comunale. E pertanto necessario provvedere alla creazione di un "Gruppo Comunale di Volontariato", organizzato a seconda delle diversificate realtà locali. E in ogni caso auspicabile listituzione di articolazioni del servizio comunale di protezione civile presso ogni frazione comunale, con a capo un cittadino residente nella frazione nominato responsabile con decreto del Sindaco.
Questi a sua volta potrà indicare un nominativo come proprio vice, ed unitamente ad altri volontari che potranno essere singoli cittadini o appartenenti ad associazioni già esistenti, costituirà dei nuclei alle dirette dipendenze del Sindaco che, dotati di apparati ricetrasmittenti, potranno svolgere per il territorio di loro interesse e competenza attività di monitoraggio, controllo, informazione alla popolazione e di soccorso in caso di emergenza, divenendo un vero e proprio braccio operativo dellUnità Operativa Comunale di Protezione Civile.
Sarà cura del Comune provvedere al reperimento di una sede e a fornire labbigliamento, i mezzi e lattrezzatura necessari per svolgere compiutamente tale attività. Naturalmente ogni volontario dovrà essere coperto da una polizza assicurativa, ed essere iscritto in un apposito registro comunale.
Questi nuclei, che potrebbero chiamarsi "Unità di Crisi Locale", essendo composti prevalentemente da personale del luogo, oltre a garantire monitoraggio e vigilanza costanti sul territorio, sono in grado di comprendere prima di chiunque altro luoghi e persone soggetti a rischio, determinando unazione preventiva capillare, e svolgendo infine persino un ruolo di socializzazione e di diffusione delle attività formative ed informative intorno alla Protezione Civile.
Un gruppo comunale dovrà necessariamente integrarsi con le organizzazioni autonome presenti sul territorio e che svolgono ordinariamente compiti di Protezione Civile: Misericordie, ANPAs, CNSA, ANA, ARI, CB ecc.
Nel sistema comunale ognuno deve avere un proprio ruolo ben stabilito, e occorrerà sforzarsi di evitare sovrapposizioni ed antagonismi: esempio classico, oltre a quello tradizionale delle Misericordie e delle Pubbliche Assistenze, è quello del sistema delle comunicazioni, allinterno del quale lAssociazione Radioamatori dovrà curare e garantire i collegamenti istituzionali ufficiali, come quello con la Prefettura, mentre i CB, con la loro rete mobile a diffusione capillare, oltre a essere una valida alternativa ad un apparato comunale che dovesse per qualche motivo restare fuori uso, avrà compiti specifici di collegamento con i cancelli, zone isolate o con organizzazioni di soccorso.
Al Gruppo Comunale di Volontariato devono essere riservati costanti iniziative di formazione su temi e argomenti specifici legati alla protezione civile: corsi di meteorologia, soccorso sanitario, soccorso tecnico urgente, guida fuoristrada, antincendio boschivo, conoscenza dei rischi ecc.
Infine, ultima ma non per importanza, una ulteriore componente fondamentale allinterno del sistema comunale di protezione civile è la stessa popolazione, la quale non deve assolutamente svolgere il ruolo di passiva spettatrice, dovendo al contrario tenersi costantemente consapevole degli eventi possibili e preparata a partecipare ad ogni attività necessaria a mitigare possibili conseguenze. Ciò è reso possibile da una puntuale attività di formazione ed informazione della cittadinanza sugli scenari possibili di evento e sulle tecniche di intervento e di attivazione delle risposte di protezione civile anche mediante esercitazioni.
Ciò è reso possibile attraverso la costruzione e lapplicazione sapiente della pianificazione comunale, comprendente linguaggi e procedure necessari.
Su questi presupposti si è realizzata
lesperienza del Comune di Seravezza, di cui illustriamo, fin dalle origini, le varie
fasi di costruzione.
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