Piano Comunale
Operativo per Rischio Idrogeologico
 

Piano di Emergenza
 
 







Per una corretta lettura del presente piano sono necessarie alcune avvertenze preliminari. Occorre innanzitutto sottolineare come l'estrema sinteticità dell'esposizione non significhi assolutamente superficialità d'approccio con il problema delle emergenze territoriali e della gestione delle aree a rischio. Infatti, le attivazioni espresse in modo apparentemente stringato tengono conto del fatto che la popolazione residente nelle aree a rischio possiede la piena consapevolezza del tipo di evento atteso. Occorre dunque dare per scontata la conoscenza delle attivazioni richieste nei cittadini coinvolti, così come va data per acquisita una compiuta formazione da parte di tutti gli operatori, a cominciare dai componenti delle funzioni di supporto, dalle strutture operative locali e dai volontari coinvolti nella pianificazione comunale di emergenza. La popolazione dell'Alta Versilia, che ha vissuto l'alluvione disastrosa del 19 giugno '96, ha in questi ultimi due anni affinato in modo del tutto spontaneo la propria sensibilità in fatto di Protezione Civile e la propria conoscenza del rischio, conquistando, quindi, la capacità di comprendere immediatamente molti segni precursori, il tipo di andamento dei fenomeni in corso, la varia messaggistica scritta e verbale della struttura comunale di Protezione Civile, e maturando altresì un rapporto sistematico ed una certa dimestichezza con l'organizzazione preposta alla pianificazione comunale di emergenza, le sue procedure e i suoi linguaggi talvolta anche tecnicamente complessi. I corsi per volontari, la costituzione delle cosiddette "Unità di Crisi Locale" nelle frazioni gestite dagli stessi residenti, i corsi, le assemblee pubbliche hanno concorso a rendere possibile la semplificazione degli aspetti procedurali del piano.

Le stesse funzioni di supporto intervengono nel piano in modo semplificato ed agile. Grazie, infatti, al lavoro svolto in questi mesi intorno alle tecniche operative proprie di ciascuna funzione, alla raccolta dei dati e delle informazioni, ai corsi, alla convegnistica ed alle esercitazioni, nonché alle due importanti esperienze alluvionali vissute in Versilia negli ultimi due anni, le funzioni sono oggi in grado di attivarsi secondo un apposito, singolo piano particolareggiato. Lo stesso occorre riconoscere per le strutture operative locali e per il volontariato coinvolti nella pianificazione.

È da rimarcare il fatto che il piano viene applicato, almeno per le prime fasi, a partire dalla struttura comunale senza aiuti esterni, valorizzando l'autonomia, il ruolo e la responsabilità del comune. Un maggior coinvolgimento di volontariato e strutture operative si ha essenzialmente a partire dalla fase di allarme, cioè nella fase in cui si fa strada concretamente la possibilità che si verifichi un evento di tipo C.

Le soglie pluviometriche di riferimento per l'attivazione delle diverse fasi di attenzione, preallarme ed allarme sono temporaneamente fissate in modo del tutto empirico su valori storici di riferimento, in attesa dei risultati di uno studio che il Comune di Seravezza sta intraprendendo per determinare in modo scientificamente attendibile le soglie di innesco delle frane e di formazione di eventi idraulici estremi. Per la valutazione delle situazioni pluviometriche in atto si farà in ogni caso riferimento alla competenza e alla esperienza del Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale.

Dalla lettura del piano si può inoltre evincere con estrema chiarezza il livello di altissima responsabilità che il Sindaco, autorità comunale di Protezione Civile, deve assumersi per la tutela della sua popolazione. Le decisioni del Sindaco nel piano, quasi sempre di gravità assoluta, devono essere da lui assunte nella piena consapevolezza del ruolo svolto, delle conoscenze possedute, della credibilità della macchina operativa esistente, della piena maturità civica raggiunta dalla popolazione coinvolta e interessata.

Come si può evincere, solo una convincente ed efficace formazione del personale e della popolazione consente oggi di semplificare e rendere agile la pianificazione comunale di emergenza secondo il dettato del "Metodo Augustus" a tutti noto.

Si tratta ora di capire se e quanto questo modello sia applicabile anche ad altre situazioni e ad altre realtà, soprattutto laddove eventi disastrosi non si sono ancora verificati, e la sensibilità raggiunta da cittadini, operatori, amministratori è dunque del tutto diversa da quella delle località ove le catastrofi si sono abbattute in modo eclatante.

Con un po' di giustificato timore, dunque, ma anche con la speranza di aver fatto un buon lavoro, rendiamo di dominio pubblico questo piano - elaborato da Maria Giulia Ferrante con la collaborazione di tutto il personale del Centro Polifunzionale di Protezione Civile - affinché in tutto o in parte possa risultare di una qualche utilità per gli altri.

Seravezza, lì 30 gennaio ’99



 

Struttura

  1. Parte Prima
  2. Scenario di rischio
  3. Dati di Base
  4. Precursori
  5. Monitoraggio
  1. Parte Seconda
  2. La fase di attenzione
  3. La fase di preallarme
  4. La fase di allarme
  1. Parte Terza
  2. La dichiarazione dello stato di emergenza
  3. La gestione dello stato di emergenza

Parte Quarta

Informazione alla popolazione

  1. Informazione in tempo di pace
  2. Informazione in emergenza




 

Parte Prima

  1. SCENARIO DI RISCHIO E DANNO ATTESO.

La tipologia di rischio alla quale occorre conformarsi è la possibilità di dissesti idrogeologici in grado di determinare fenomeni di piena rapida e violenta e talvolta l’alluvionamento di ampie zone del Comune. Tali fenomeni trovano origine da diverse cause:

In seguito all’evento disastroso del 19 giugno 1996, si individuano all’interno del Comune di Seravezza sette aree di rischio omogenee:

AREE di tipo A (soggette a frane diffuse, smottamenti, piene disastrose)

  1. Ruosina
  2. Argentiera - Zarra -Valventosa
  3. Seravezza capoluogo
  4. Riomagno - Malbacco

AREE di tipo B (esondazioni, laminazioni della piena)

  1. Ripa – loc. Mignano
  2. Pozzi – loc. Serra
  3. Querceta – loc. Ranocchiaio

Il seguente piano si configura su un modello di evento massimo atteso di tipologia analoga a quello del 19 giugno 1996, ed è valido per tutte le aree di rischio di volta in volta interessate.

  1. DATI DI BASE
  1. Cartografia
  1. Censimento della popolazione a rischio e dei disabili (L. 675/96, art. 11).
  1. PRECURSORI DI EVENTO NEL PERIODO ORDINARIO

Il modello tiene conto della presenza di diversi "fenomeni precursori di evento".

PRECURSORE DI TIPO 1

Soglia di preavviso superiore alle 12 ore

Il Servizio Meteorologico Nazionale distribuito e/o la Veglia Meteorologica del Dipartimento della Protezione Civile, con propria emissione scritta e inoltrata via fax direttamente alla Sala Operativa o tramite Prefettura, diramano un avviso di CONDIZIONI METEOROLOGICHE AVVERSE che interesseranno il Bacino del Fiume Versilia o in generale l’Alta Toscana.

PRECURSORE DI TIPO 2

Soglie di preavviso superiore alle 3 ore

  1. La struttura comunale viene a conoscenza, mediante proprie fonti informative o mediante avviso meteorologico urgente, che nel Golfo di Genova e in prossimità di La Spezia, è iniziata una precipitazione che presumibilmente si sposterà verso est/sud-est, interessando così anche l’area versiliese.
  2. La Sala Operativa, mediante consultazione diretta o indiretta (S.I.M.N.) del sistema di rilevamento in telemisura delle precipitazioni, viene a conoscenza dell’inizio di un evento pluviometrico a carattere orografico nelle zone circostanti l’area versiliese.
  3. La Sala Operativa viene a conoscenza di osservazioni strumentali o a vista (abbassamento repentino della pressione, innalzamento sensibile e stabile del tasso di umidità relativa, cessazione o eccessivo rinforzo del regime di brezza nella vicina zona costiera, ecc.), che suggeriscono la possibilità di un peggioramento delle condizioni meteorologiche.

PRECURSORE DI TIPO 3

Soglie di preavviso inferiore alle 3 ore

  1. Una precipitazione preceduta da avviso meteorologico generico, inerente un sistema frontale organizzato, assume carattere di persistenza in condizioni di terreno già saturo.
  2. Una precipitazione imprevista a carattere di rovescio, preceduta o meno da avvisi meteorologici, assume carattere di forte intensità e di persistenza, tendendo da subito a stazionare sulla zona in assenza di rinforzo di vento.

Al verificarsi di uno qualsiasi dei precursori di evento elencati, corrisponde una prima risposta di protezione civile che consiste - sempre - nell’impianto delle attività di monitoraggio e nell'informazione tempestiva del Sindaco.
 
 

  1. MONITORAGGIO DELLA SITUAZIONE

L’operatore presente in sala:

  1. procede ad un controllo degli ultimi avvisi meteorologici;
  2. procede ad un primo contatto con i laboratori meteorologici di riferimento;
  3. procede ad una verifica delle turnazioni del personale della Sala Operativa;
  4. avvisa telefonicamente il Responsabile Unità Operativa e il Sindaco;
  5. se del caso verifica la reperibilità delle seguenti figure:

ATTENZIONE!!!

Il Responsabile Unità Operativa verifica, sulla base del protocollo di intesa fra i Comuni della Versilia, che anche le altre strutture comunali abbiano ricevuto l'avviso.
 
 



 

Parte Seconda

  1. FASE DI ATTENZIONE

INDICATORI DI EVENTO

ATTENZIONE!!!
La Sala Operativa contatta il Responsabile ed il Sindaco.
CATENA DI COMANDO

  1. IL SINDACO
  1. IL RESPONSABILE DELL’UNITA’ OPERATIVA
  1. il Collaboratore della Sala Operativa
  2. l’Esperto di meteorologia
  3. i Responsabili delle 11 Unità di Crisi Locale (U.C.L.)
  4. il Comandante dei Vigili (Responsabile funzione n°7)
  5. il Responsabile del Servizio Manutenzioni del Comune.
  1. il primo gruppo di Ditte di fiducia
  2. gli operai reperibili
  3. i Responsabili delle funzioni sottolineate:
  1. Tecnico - scientifica e pianificazione
  2. Sanità e Assistenza Sociale
  3. Volontariato
  4. Materiali e mezzi
  5. Servizi Essenziali, telecomunicazioni, scuole
  6. Censimento Danni
  7. Strutture Operative(Attivata)
  8. Segreteria Generale e Informazioni (Attivata)
  9. Assistenza alla popolazione
  1. IL COLLABORATORE DELLA SALA OPERATIVA

Fino al termine delle operazioni:

  1. L’ESPERTO DI METEOROLOGIA

Fino al termine delle operazioni:

  1. I RESPONSABILI DELLE UNITA’ DI CRISI LOCALE
  1. IL RESPONSABILE DELLA FUNZIONE "STRUTTURE OPERATIVE"
  1. IL RESPONSABILE DELLA FUNZIONE SEGRETERIA E INFORMAZIONI
  1. I RESPONSABILI DELLE ALTRE FUNZIONI DI SUPPORTO
  1. IL CAPO SERVIZIO MANUTENZIONI DEL COMUNE

Alla fine delle procedure, dopo attenta valutazione, a seconda delle circostanze, si dispone il mantenimento o la cessazione della fase di attenzione, mentre l'eventuale raggiungimento della successiva soglia determinerà l’inizio della fase di preallarme.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

  1. FASE DI PREALLARME

INDICATORI DI EVENTO

N.B. Si ricorda che i contatti radio e telefonici non devono superare le durate strettamente necessarie a comunicare telegraficamente i problemi e le segnalazioni. CATENA DI COMANDO

  1. IL SINDACO
  1. IL RESPONSABILE DELL’UNITA’ OPERATIVA
  1. IL COLLABORATORE DELLA SALA OPERATIVA
  1. L’ESPERTO DI METEOROLOGIA
  1. I RESPONSABILI DELLE UNITA’ DI CRISI LOCALE
  1. IL CAPO SERVIZIO MANUTENZIONI DEL COMUNE
  1. FUNZIONI DI SUPPORTO
  1. Tecnico Scientifica e Pianificazione
  1. Sanità, Assistenza sociale, Veterinaria
  1. Volontariato
  1. Materiali e Mezzi
  1. Servizi Essenziali, telecomunicazioni e scuole
  1. Censimento danni a persone e cose
  1. Strutture Operative
  1. Segreteria Generale e Informazioni
  1. Assistenza alla popolazione
  1. LA POPOLAZIONE INTERESSATA

N.B. Solo in questa fase sarà possibile spostarsi in auto o provvedere al parcheggio sicuro degli autoveicoli nei siti appositamente e preventivamente individuati.

Alla fine delle procedure, dopo una attenta verifica delle attività di monitoraggio e di prevenzione svolte, si dispone il mantenimento o la cessazione della fase di preallarme, mentre l'eventuale raggiungimento della successiva soglia determinerà l’inizio della fase di allarme. PROCEDURA DI CESSATO PREALLARME

In caso di interruzione del fenomeno con tendenza al miglioramento generale delle condizioni meteorologiche, si dispone la cessazione della fase di preallarme attivando la seguente procedura:

  1. IL SINDACO
  1. IL RESPONSABILE DELL’UNITA’ OPERATIVA
  1. IL COLLABORATORE DELLA SALA OPERATIVA
  1. L’ESPERTO DI METEOROLOGIA
  1. I RESPONSABILI DELLE UNITA’ DI CRISI LOCALE
  1. IL CAPO SERVIZIO MANUTENZIONI DEL COMUNE
  1. FUNZIONI DI SUPPORTO
  1. LA POPOLAZIONE INTERESSATA

N.B. In questa fase è possibile provvedere al recupero del proprio autoveicolo.

  1. FASE DI ALLARME – EVACUAZIONE

INDICATORI DI EVENTO

CATENA DI COMANDO

  1. IL SINDACO
  1. IL RESPONSABILE DELL’UNITA’ OPERATIVA
  1. I RESPONSABILI DELLE UNITA’ DI CRISI LOCALE
  1. IL COLLABORATORE DELLA SALA OPERATIVA
  1. L’ESPERTO DI METEOROLOGIA
  1. IL CAPO SERVIZIO MANUTENZIONI DEL COMUNE
  1. FUNZIONI DI SUPPORTO
  1. Tecnico-Scientifica e Pianificazione
  1. Sanità, Assistenza sociale, Veterinaria
  1. Volontariato
  1. Materiali e Mezzi
  1. Servizi Essenziali, telecomunicazioni e scuole
  1. Censimento danni a persone e cose
  1. Strutture Operative
  1. Segreteria Generale e Informazioni
  1. Assistenza alla popolazione
  1. LA POPOLAZIONE INTERESSATA

N.B. In questa fase sarà fatto assoluto divieto di spostarsi in auto o provvedere a porre in sicurezza gli autoveicoli.

ATTENZIONE!!!

Tutti i responsabili di funzione comunicano al Sindaco e al responsabile della Sala Operativa il compimento delle procedure di evacuazione per l’informazione agli organi superiori.

PROCEDURA DI CESSATO ALLARME
(RIENTRO CONTROLLATO)

In caso di interruzione del fenomeno, dopo un’attenta valutazione degli eventuali danni prodottisi, si può provvedere alla dichiarazione di cessato allarme ed al conseguente rientro controllato della popolazione nelle proprie abitazioni attivando la seguente procedura:

  1. IL SINDACO
  1. IL RESPONSABILE DELL’UNITA’ OPERATIVA
  1. IL COLLABORATORE DELLA SALA OPERATIVA
  1. L’ESPERTO DI METEOROLOGIA
  1. I RESPONSABILI DELLE UNITA’ DI CRISI LOCALE
  1. IL CAPO SERVIZIO MANUTENZIONI DEL COMUNE
  1. FUNZIONI DI SUPPORTO
  1. Tecnico-Scientifica e Pianificazione
  1. Sanità, Assistenza sociale, Veterinaria
  1. Volontariato
  1. Materiali e mezzi
  1. Servizi Essenziali, telecomunicazioni e scuole
  1. Censimento danni a persone e cose
  1. Strutture Operative
  1. Segreteria generale ed informazioni
  1. Assistenza alla popolazione
  1. LA POPOLAZIONE INTERESSATA

N.B. In questa fase è possibile provvedere al recupero del proprio autoveicolo.

ATTENZIONE!!!

Tutti i responsabili di funzione comunicano al Sindaco e al responsabile della Sala Operativa il compimento delle procedure di rientro per l’informazione agli organi superiori.
 
 



 
 
 
 

Parte Terza

A seguito dell’evento, in caso di accertamento di scenario di disastro tale da configurare gli estremi di cui alla lettera c) dell’art. 2 della Legge 24.2.1992 n. 225, il Sindaco provvede ad attivare le procedure dello STATO DI EMERGENZA

  1. DICHIARAZIONE DELLO STATO DI EMERGENZA

Il Sindaco informa il Prefetto e il D.P.C. dell’evento, richiedendo la dichiarazione di Stato di Emergenza e l’eventuale apertura di un C.O.M. per provvedere alle attività di soccorso e assistenza.

  1. GESTIONE DELLO STATO DI EMERGENZA
  1. IL SINDACO
  1. IL RESPONSABILE DELL’UNITA’ OPERATIVA
  1. IL COLLABORATORE DELLA SALA OPERATIVA
  1. L’ESPERTO DI METEOROLOGIA
  1. I RESPONSABILI DELLE UNITA’ DI CRISI LOCALE
  1. IL CAPO SERVIZIO MANUTENZIONI DEL COMUNE
  1. FUNZIONI DI SUPPORTO


 
 

Parte Quarta
INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE

Si articola in due momenti principali:

  1. INFORMAZIONE IN TEMPO DI PACE
  1. INFORMAZIONE IN EMERGENZA

Si distinguono varie modalità di informazione e di avviso alla popolazione a seconda della fase di riferimento del piano. In particolare si disciplinano l’attivazione e la cessazione delle fasi di preallarme ed allarme.

  1. Fase di attenzione

  2.  

     
     
     
     
     

    Nel piano non è previsto il coinvolgimento della popolazione durante questa fase; tuttavia può e deve essere preparato un avviso per far fronte a situazioni particolari di allerta generalizzato gestito al di fuori o al di sopra del livello comunale (è il caso dei comunicati sui TG regionali inerenti periodi di allerta meteorologici distribuiti alle varie prefetture e interessanti anche la nostra zona). L'avviso deve essere divulgato alla popolazione dalle U.C.L. tramite il volontariato e può essere diffuso dalle radio locali.

     
     

  3. Fase di preallarme
  1. Segnale di inizio

  2.  

     
     
     
     
     

    Per questa fase è sempre previsto il coinvolgimento della popolazione tramite la diramazione di avvisi a mezzo di megafoni e volantini, da parte delle U.C.L. e delle Strutture Operative. Un esempio di messaggio alla cittadinanza può essere il seguente:

  3. Segnale di cessato preallarme

La stessa tipologia di volantino si può adottare per diramare la cessazione dello stato di preallarme, ribadendo, in tal caso, che sarà in quel periodo possibile provvedere al recupero del proprio autoveicolo.


 

  1. Fase di allarme
  1. Segnale di inizio evacuazione

  2.  

     
     
     
     
     

    L’inizio della fase di allarme è segnalato dal suono continuato di una sirena installata sugli edifici più alti della località, per un periodo presunto di 15 minuti ca.

  3. Segnale di cessato allarme

La segnalazione del cessato allarme per il rientro nelle abitazioni verrà dato mediante l'uso di megafoni da parte delle Forze dell'Ordine e del Volontariato.